Il mio gemello Marco mi ha inviato questo testo in ricordo di Guglielmo Intilia, carnico,  per rendere omaggio a questo giovane combattente per la democrazia spagnola nelle leggendarie Brigate Internazionali, che rimase invalido, perchè ne resti memoria imperitura. Sposò poi la partigiana garibaldina Andreina Nazzi di Tolmezzo, quella che fece saltare il fortino nazifascista verso Imponzo, ed ebbe due figli. Ma dobbiamo anche rammentare la rete di aiuto fra comunisti locali che permise poi a Guglielmo di vivere una vita dignitosa. E quest’ aspetto lo ricorda Romano Marchetti nel suo “Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita i viaggio nell’800 italiano”, a cura di Laura Matelda Puppini, Ifsml e Kappa – Vu ed. 2013.  Allora la solidarietà e la fratellanza comuniste ma anche cristiane esistevano concretamente, mentre ora siamo ritornati al soggettivismo, all’individualismo esasperato, all’ io sono migliore di te, al cinismo ed all’ abbruttimento sociale. Ed anche su questo aspetto dovremmo soffermarci a riflettere nel ricordo di Guglielmo Intilia. Laura Matelda Puppini. 

_______________________

Marco Puppini. In ricordo di Guglielmo Intilia.

Il 26 ottobre 1973, cinquantadue anni fa, moriva all’ospedale di Tolmezzo Guglielmo Intilia. Quanti vivevano a Tolmezzo in quegli anni non possono dimenticarlo, una figura autorevole ed austera, mutilato di entrambe le braccia, che tutti sapevano essere stato combattente nelle leggendarie Brigate Internazionali. Penso che adesso lo ricordino in pochi. Combattente per la libertà e la giustizia sociale, era stato particolarmente sfortunato. Qui voglio ricordarlo brevemente.

Guglielmo Intilia. Foto da Marco Maurizio Puppini. 

Guglielmo era nato nel 1913 ad Arta, ultimo figlio di una famiglia numerosa. Dei quattro fratelli, due muoiono nel corso della prima guerra mondiale, uno disperso al fronte e l’altro di influenza spagnola.
Il padre, seguendo una tradizione familiare, lo manda ad imparare il mestiere all’estero. Ovvero in quegli anni in Francia, paese europeo che aveva grande carenza di manodopera e maggiore possibilità e necessità di accogliere lavoratori immigrati.

In base all’accordo del 1919, la Francia garantiva la parità di diritti tra immigrati italiani e lavoratori francesi, però i primi potevano arrivare legalmente solo se c’era un contratto di lavoro, una chiamata da parte di imprese francesi. Guglielmo ha un parente impresario edile che gli fa avere un contratto e così arriva nel 1926, a tredici anni, a Aulnay sous Bois.
Aulnay faceva parte del Seine et Oise, dipartimento (soppresso nel 1968) collocato nell’Ile-de-France, la corona di comuni e distretti che circonda Parigi. Il padre non dà ascolto al parroco di Arta, che faceva anche funzioni di maestro, che avrebbe voluto farlo studiare.

Il lavoro presso l’impresa del parente è molto duro e la paga scarsa, per cui Guglielmo cerca di farsi assumere da un’altra impresa, barando sulla sua giovanissima età. Le esperienze che fa in questi anni ed i contatti con gli altri lavoratori immigrati gli fanno maturare idee politiche precise, e si avvicina così alle organizzazioni comuniste.

Giovani lavoratori italiani in Francia. Da: https://altritaliani.net/lavoratori-italiani-in-francia-i-mestieri-che-hanno-fatto-la-storia/

Nel 1928 si iscrive alla Gioventù Comunista, diventa un attivo militante. In seguito all’assalto al Parlamento francese da parte delle leghe nazionaliste di destra del 6 febbraio 1934, è arrestato e deve scontare un mese di carcere. Subisce un secondo arresto per ragioni politiche l’anno successivo a Bezons, comune dove si era nel frattempo trasferito, sempre nell’Ile-de-France.

Nel luglio del 1936, dopo un tentato colpo di stato da parte di un gruppo reazionario di colonnelli e generali spagnoli contro il governo democratico repubblicano, colpo che riesce solo a metà, ha inizio la guerra di Spagna. Il regime fascista, e quello nazista, già alla fine di luglio inviano a sostegno dei generali i primi aerei; il fascismo invierà oltre ad aerei, pezzi di artiglieria ed ogni genere di armi, circa 75.000 uomini inquadrati nel Corpo Truppe Volontarie.

Ma in difesa della Repubblica arriva anche qualche decina di migliaia di antifascisti da oltre cinquanta paesi diversi per formare prima le milizie e poi le Brigate Internazionali, per lottare contro il fascismo. Per la prima volta dopo oltre un decennio, in una Europa dove si stanno affermando ovunque regimi della destra estrema e totalitaria (Italia, Germania, Austria, Portogallo, Ungheria, Polonia, perfino in Francia ed Inghilterra) i gruppi di destra si fanno sempre più aggressivi) in Spagna nasce la speranza di un cambio. Guglielmo è tra i primi ad arrivare, in agosto. Non sappiamo in quale formazione combatte, le Brigate Internazionali non sono ancora costituite.

Risulta ferito lievemente a Talavera, pertanto sul fronte di Madrid. Probabilmente rientra in Francia, ma in ottobre è nuovamente in partenza per la Spagna; risulta infatti in un elenco approntato dai responsabili dell’Internazionale di “convocati per il 1 ottobre”, assieme tra gli altri a Ettore Paietta (nato in provincia di Varese, che sarà in seguito responsabile delle formazioni partigiane nel Varesotto), Fortunato Nevicati (già assessore provinciale di Reggio Emilia, che morirà a Madrid il 23 novembre 1936) l’istriano Mario Quarantotto, Lino Celli di Perugia (farà in seguito parte del Servizio Informazioni Militari, la polizia militare delle Brigate Internazionali e lavorerà assieme al friulano Giuseppe Marchetti “Vinet” che nel 1938 era responsabile del SIM) ed altri.

 

Pietro Dal Pozzo, che fu salvato da Intilia, come si legge poi nell’ articolo  e Guglielmo Intilia (guardando a destra) non più giovani insieme. Da: https://parridigit.istitutoparri.eu/fondi.aspx?key=dettaglio&fondo=7&rec_id=508&cp=48

Quindi Guglielmo è arruolato nella 3^ compagnia del battaglione Garibaldi. Combatte sul fronte di Madrid. Il 21 novembre 1936 a Casa de Campo salva la vita al commissario politico della compagnia, il trevigiano Pietro Dal Pozzo ferito ad un braccio ed al petto e rimasto accanto alle linee nemiche trasportandolo a spalle al sicuro (Dal Pozzo, rientrato in seguito in Italia e finito a Ventotene, sarà commissario della divisione partigiana Sabatucci, medaglia d’argento al valor militare, primo sindaco di Treviso nominato dal CLN alla Liberazione ed infine deputato eletto nelle liste del Fronte Democratico Popolare sino al 1953).

Successivamente Intilia  viene nominato ufficiale, tenente, svolge mansioni di motociclista portaordini. Ma il 4 dicembre, durante la battaglia di Pozuelo, è investito dall’esplosione di una granata. Una
fonte francese specifica a causa de: “l’explosion de sa musette chargée de grenades” (esplosione del suo tascapane carico di granate). Riporta l’amputazione di entrambi gli avambracci, la perdita di un occhio, ferite da schegge in gola. Viene ricoverato all’Hospital Obrero di Madrid in condizioni gravissime, qui peraltro in un momento di scarsa lucidità cade malamente provocandosi lesioni alla spina dorsale. Rimessosi lentamente in salute, classificato grande invalido, nel 1938 è inviato assieme ad altri mutilati o gravemente feriti in URSS.

Durante la seconda guerra mondiale, lavora a radio Mosca, radio Milano – Libertà, la radio che trasmetteva dall’URSS in lingua italiana. Nel 1947 rientra in Italia e si stabilisce a Tolmezzo. E’ in difficoltà economiche, dorme per un periodo nella sede del partito comunista e mangia alla mensa comunale. Rifiuta con sdegno, stando al testo dell’onorificenza concessagli dal Comitato regionale del PCI nel 1971: “le profferte di sciacalli che gli offrono denaro per denigrare il paese del socialismo”.

Guglielmo Intilia ( in piedi gaurdando a destra) in Urss. Foto di gruppo con più persone. Ma ora il sito, per motivi a me ignoti, permette solo di pubblicare foto quadrate e pertanto questa risulta tagliata. Spero che Elisabetta, che cura tecnicamente il sito, si decida a risolvere il problema. Foto giuntami da Marco Puppini ma presente in: https://parridigit.istitutoparri.eu/fondi.aspx?key=dettaglio&fondo=7&rec_id=1387&cp=926.

In mensa a Tolmezzo, conosce una giovane partigiana, Andreina Nazzi, con la quale si sposa nel 1951 ed ha due figli. Le pratiche per la pensione di guerra sono una corsa ad ostacoli: nel 1948 gli viene concessa
per l’amputazione delle braccia e le lesioni all’occhio, ma negata per le ferite alla gola e le lesioni alle vertebre conseguenti alla caduta all’Hospital Obrero. Chiede così una visita collegiale che ottiene a Firenze nel 1953: gli viene riconosciuta una pensione per la gola, che viene però revocata due anni dopo.

Anche la prima amministrazione democristiana di Tolmezzo non si mostra molto comprensiva nei suoi confronti. Al suo rientro in Italia ottiene, per le sue condizioni precarie, la possibilità di essere aiutato dall’Ente ComunaleAssistenza. Ma dopo qualche tempo gli viene imposto di pagare i pasti consumati alla
mensa comunale, tanto da dover versare nel 1950 oltre centomila lire (allora una somma
discreta) all’Esattoria del Comune.

Guglielmo Intilia al centro, con Pietro Dal Pozzo a destra guardando, e a sinistra, secondo Uliano Fiorenzo Intilia, figlio di Guglielmo, Silvio Brescancin, garibaldino di Spagna, residente a Conegliano Veneto. Foto da Marco Maurizio Puppini, ma anche presente in: https://www.antifascistispagna.it/.

Guglielmo però continua la sua attività politica. Per cinque anni è segretario della locale sezione comunista. Subisce nel 1952 anche un processo accusato di aver favorito l’emigrazione clandestina. Partecipa a tutte le iniziative del partito tanto da vedersi assegnata dal Comitato Regionale una onorificenza nel 1971 per il suo impegno. Guglielmo muore come già scritto il 26 ottobre 1973. Quattro anni più tardi, nel 1977, anche sua moglie, Andreina Nazzi, riceve (meglio tardi che mai) la Croce al Merito di Guerra per la sua attività partigiana.

Guglielmo è stato una persona che si è battuta tutta la vita, nel luogo dove si trovava, in Francia, in Spagna, in Friuli, per la libertà e la giustizia sociale. Ed ha pagato per questo un prezzo altissimo. Penso che, accanto ad altri più noti e celebrati, possiamo ricordare anche lui con gratitudine.

Marco Puppini.

L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle che si trovano al suo interno. L.M.P.

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/AIC_0050.jpg?fit=359%2C500&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/AIC_0050.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniSenza categoriaIl mio gemello Marco mi ha inviato questo testo in ricordo di Guglielmo Intilia, carnico,  per rendere omaggio a questo giovane combattente per la democrazia spagnola nelle leggendarie Brigate Internazionali, che rimase invalido, perchè ne resti memoria imperitura. Sposò poi la partigiana garibaldina Andreina Nazzi di Tolmezzo, quella che...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI