Riprendo qui uno dei racconti di Radiščev Aleksandr Nikolaevič, russo e colto, sul cui pensiero, intriso di illuminismo, mi sono già soffermata nel mio: “Riflettendo su concetti dell’illuminismo leggendo Radiščev, e sulla loro discutibile attualità oggi in Italia”, pubblicato sul mio sito.

Questo racconto si trova nel volume “”Viaggio da Pietroburgo a Mosca” ed. italiana De Donato 1972, prima edizione in russo 1790. Nel porsi contro ogni totalitarismo, di cui vedeva nella sua terra gli effetti nefasti, egli si sofferma sulla storia del territorio di Novgorod. Era stata questa la più famosa delle città libere della Russia medioevale, legata, anche se non ne faceva parte, alla Lega anseatica (Hansa), che promuoveva il commercio tra le città dell’Europa Settentrionale e del mar Baltico. La Lega svolse non solo un ruolo commerciale ma anche politico e culturale fino all’epoca moderna. (1).

Il territorio di Novgorod, all’epoca medievale, era governata da un’assemblea, e da un sindaco che, dal dodicesimo secolo in poi, venne eletto dall’assemblea stessa. Il sindaco era affiancato da altri dignitari sempre eletti, che svolgevano compiti specifici. Pertanto si parla, per quel periodo, di Repubblica di Novgorod, mentre il potere del Principe di Kiev andava sempre più scemando e riducendosi all’amministrazione della giustizia insieme ai rappresentati della città e del territorio.

Ma poi giunse Ivan III (2), figlio Vasilij il cieco, grande principe della Moscovia, dal 1462 al 1505. Egli riuscì ad annettere al suo principato le terre di Jaroslav, Rostov, Tver, Pskov e Novgorod, diventando uno dei più importanti creatori dell’autocrazia russa. E Novogrod pagò col sangue la difesa della sua libertà: all’annessione seguirono uccisioni, deportazioni, repressioni di ogni genere. (3).  

E così scrive Radiščev di aver pensato guardando la città nuova ed il territorio circostante: «Sappiamo dalle cronache che Novgorod era retta da un governo del popolo. Sebbene avessero dei principi, questi godevano di scarso potere. Tutta la forza del governo era in mano ai posadniki e ai tysiačky. Il popolo riunito in assemblea, il veče, era l’unico vero sovrano. Il territorio di Novgorod si estendeva a nord fin oltre il Volga. Questo libero stato faceva parte della Lega Anseatica. Il vecchio detto “Chi può resistere a Dio ed alla grande Novgorod?” può essere una testimonianza della sua potenza. Il commercio fu la causa prima del suo sviluppo. Le lotte intestine ed il rapace vicino ne provocarono la caduta. (…).

Non è possibile non ricordare ciò che fece lo zar Ivan Vasíl evič quando conquistò Novgorod. Irato per la resistenza opposta da questa repubblica, il superbo, crudele ma intelligente sovrano decise di distruggerla dalle fondamenta. Lo vedevo (immaginavo n.d.r.) con in mano la mazza, ritto sul ponte, come viene narrato; mentre faceva cadere, vittime della sua vendetta, gli anziani ed i capi di Novgorod». (4).

Quindi Radiščev, che aveva conosciuto e sposato lo spirito illuministico, si chiede quale diritto avesse Ivan il grande di infierire contro gli anziani e capi della città e del suo territorio, quale diritto avesse di impadronirsi di Novgorod. Forse si era sentito di farlo perché i primi grandi principi russi vissero in quella città? Oppure perché egli si faceva chiamare zar di tutta la Russia? O perché gli abitanti di Novgorod erano di razza slava? (5).

Ma al di là di una qualsiasi motivazione, «A cosa serve il diritto quando è la forza a regnare? – si domanda  Radiščev – E può il diritto esistere quando non c’è la forza ad imporlo? Molto è stato scritto sul diritto dei popoli e spesso si fa ad esso riferimento, ma i giuristi non hanno pensato se vi può essere un giudice nelle contese fra i popoli. Quando sorge ostilità fra loro, quando l’odio o l’interesse li spingono l’un contro l’altro, loro giudice è la spada». (6).

Questa considerazione apre ad una serie di riflessioni anche sul tempo odierno. Dopo che la seconda guerra mondiale, creata dalla sete individuale di popoli tra cui quello nazista e quello fascista, aveva devastato il mondo con tutta la sua carica di orrori e terrore, onde evitare che una nuova catastrofe si abbattesse sul pianeta, le nazioni decisero di creare un organismo che fungesse da luogo del dibattito nelle contese fra i popoli, ed è o meglio era  l’O.N.U.,  e per dirimere le controversie tra le nazioni venne poi creata la Corte Internazionale di giustizia con sede all’Aia in Olanda. E per il tempo di un battito d’ali, si pensò che, dopo la loro creazione,  la pacificazione e poi  la pace potessero regnare sovrane (7), anche se il diverso valore dei voti all’ interno dell’ Onu stesso non rispondeva assolutamente al principio di uguaglianza tra i popoli che detto organismo  doveva avere come punto di partenza. Infatti non sarebbe più servita la spada, a dirimere le controversie tra le nazioni, ma esisteva un organismo a questo scopo. Ma vedremo come giunsero gl israeliani a infangarlo e distruggerlo, riprendendo in mano la scelta della spada, cancellando così anni e secoli di pensiero politico ed i principi di uguaglianza e fraternità fra i popoli.

Radiščev aveva pubblicato le considerazioni che ho sopra riportato, nel 1791, dopo che un grosso movimento  politico e sociale aveva preso piede in Francia dove stava avvenendo una vera e propria rivoluzione che vedeva il terzo stato, quello composto dalla plebe, rivoltatasi contro i privilegi degli aristocratici, del clero e dei ricchissimi borghesi al grido “Libertà, Uguaglianza, Fraternità’ chiedendo pure più ‘potere al popolo’. Quindi, con l’Onu, il diritto di più componenti all’interno di una nazione, basato su questi tre principi, si era allargato alle nazioni tra loro, in un contesto sovranazionale, ed era stata pure stilata la ‘Carta dei Diritti dell’ Uomo’ che sanciva i principi etici fondamentali per la convivenza.

Ma ritorniamo a Radiščev ed al suo: “Da Pietroburgo a Mosca”.  Se viene a mancare un sistema legislativo e giudiziario che garantiscano la libertà, la fraternità e l’uguaglianza fra i popoli, cosa domina nel loro rapporti? Secondo lo scrittore russo, “il diritto dell’ uomo nello stato di natura”, concetto anch’ esso mutuato dal pensiero illuministico, ove al termine ‘uomo’ si dovrebbe sostituire stato o nazione. In questa situazione ogni individuo o popolo si sente in diritto di prendere ed appropriarsi in qualsiasi modo di tutto quello che desidera, e «Qualunque cosa a ciò si opponga egli la toglie di mezzo, la distrugge; e prende quel che desidera».  (8).

E qui mi sento di scrivere che Netanyahu ed il suo esercito a me paiono fulgidi esempi di come un popolo si comporta seguendo questa logica ma non sono i soli. Basti pensare a cosa hanno fatto gli Usa per desiderio di dominio, per impossessarsi di materie prime, per imporre al mondo la propria moneta. Quale errore ha fatto anche l’Unione Europea nel buttarsi a capofitto nella questione ucraina, distruggendo i suoi popoli e la sua economia? Quello di sposare la logica americana, distruggendo il proprio pensiero che si basava sul diritto del singolo e delle genti, nato proprio dall’ illuminismo francese, e di pensare che bastasse, in vario modo, mostrare i muscoli alla Russia ed alla Cina per prendersi un ‘posto al sole’ fra i grandi. Ma i politici che così hanno deciso, non hanno a mio avviso nulla a che fare con i veri statisti, che non portano la loro nave in mezzo ‘alla gran tempesta’ ma invece verso lidi di pace e prosperità. (9).  

E se il giudice è la spada, che rappresenta la legge del più forte, «chi cade morto o è sconfitto è il colpevole; si sottometterà senza indugi né obiezioni a questa che è una sentenza senza appello. Ecco perché Novgorod venne sottomessa allo zar Ivan Vasíl evič. Ecco perché egli la distrusse per poi impadronirsi dei suoi resti fumanti». (10). Ma proviamo a sostituire A Ivan Vasíl evič Netanyahu, ed a Novgorod la striscia di Gaza, e ditemi un po’ voi se non ci si trova nella stessa situazione, con la stessa motivazione: lo zar voleva creare un grande stato moscovita, Netanyahu vuole conquistare la striscia di Gaza ed annetterla.

Ma se lo stato di Israele pare segua ancora l’etica del ‘barbaro’ non si capisce come l’Europa figlia dell’illuminismo, possa giustificarlo e difenderlo se non grazie a una cancallazione di tutto il pensiero moderno ed occidentale. Inoltre, per quanto riguarda l’Ucraina, bisogna ricordare che in Crimea, quando nel 2014 i movimenti nazionalisti filonazisti ucraini avevano creato il caos pretendendo di imporre ‘una lingua, una razza’ fu indetto un referendum per sapere se la popolazione volesse far parte della Russia, essendo di usi, costumi e lingua russi, o dell’ Ucraina. E il risultato non lasciava dubbi: voleva aderire alla Federazione russa. E fu proprio il tanto ora biasimato Onu che disse che detto referendum, secondo lui, non era valido. Ma bisognerebbe analizzare chi votò contro.

E come è finita Gaza? Come Novgorod? Nella nota 2 a p.116 del volume di Radiščev nell’edizione da me citata, si legge che all’ assoggettamento della città di Novgorod, seguirono «uccisioni, deportazioni e repressioni di ogni genere». (11). Ma accade così anche quando cadde Costantinopoli (ora Istanbul), nel 1493,  in mano turca, grazie anche a chi, pare veneziano o genovese, insegnò agli Ottomani come si costruivano i cannoni. La differenza con Gaza è che nella striscia prima è avvenuta la mattanza, per poter annetterla di fatto, dato che era zeppa di poveracci e non certo difesa o difendibile.

Infine, conquistando pure il ricco territorio di Novgorod, Ivan III, Gran  Principe di Mosca, diventava ‘il Sovrano di tutte le Russie’ , e di fatto il primo zar. Ma pare che anche il sogno di Netanyahu sia quello di creare un grande stato di Israele uccidendo, invadendo ed assoggettando, mentre ora che il lavoro sporco è in diminuzione, ma non terminato in Cisgiordania, si presenta all’ orizzonte l’egemone americano a pretendere un controllo sulla Striscia mentre Netanyahu vuole deportare i poveri quattro gatti palestinesi sopravissuti al terrore ed orrore creato dal popolo ebreo in Egitto, ma pare che esso non li voglia. Infatti questa soluzione era stata palesata dagli Israeliani dopo aver cacciato la popolazione palestinese fuori dalla zona nord verso la zona sud, ma l’Egitto non aveva ‘aperto le porte’. Inoltre questi metodi anche di deportazione e distruzione della popolazione autoctona, non furono solo prerogativa di Ivan III che deportò le famiglie degli oppositori in territorio moscovita, ma furono ripresi dall’Italia fascista e dalla Germania nazista e non solo. Ma non è su questi metodi che un mondo civile può procedere, può realmente progredire.  

Come termina le sue riflessioni su Novgorod Radiščev? Egli che vive nel 1700, conclude così: «Ma non sempre si può pensare ai tempi antichi, né si può sempre pensare al domani. Se mi metterò a guardare fissamente il cielo senza badare a cosa ho sotto i piedi, ben presto inciamperò e cadrò nel fango …. pensavo. Per quanto ti torturi, Novgorod non tornerà più ai fasti del passato. Il futuro ci dirà quello che Dio ci darà». E qui se da un lato Radiščev sottolinea l’importanza di restare anche con i piedi per terra, dall’ altro non riesce che a rifugiarsi in un determinismo religioso che non lascia spazio ad alcun protagonismo futuro.

Per ora mi fermo qui, chiedendo a chi legge di riflettere sull’etica nata dalla rivoluzione francese e dalla seconda guerra mondiale e quella che l’autore russo chiama, a fine ‘700, prendendo dall’illuminismo francese e da Rousseau ‘stato di natura’. Perché ora ci stiamo ‘imbarbarendo’ ritornando allo ‘stato di natura’, cancellando secoli di etica ‘progressista’ basata sui principi della rivoluzione francese, perché c’è questa voglia di potere assoluto in molti politici e di nuove aristocrazie, di nuovi imperi e di nuovi schiavi,  con tutto il corollario di privilegi di ogni tipo e, dall’altro lato, di negazione di ogni diritto? Chiediamocelo. Infine il mondo non può progredire se non esite il rispetto delle persone, delle istituzioni democratiche, dei diritti dell’uomo e dei popoli.

Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, e se erro in qualcosa correggetemi.

Laura Matelda Puppini

______________________

(1) Aleksandr Nikolaevič Radiščev, Viaggio da Pietroburgo a Mosca, ed. italiana De Donato 1972, n. 1, p. 116.

(2) Trattasi di Ivan detto il grande, unificatore di tutta la Russia,nato nel 1440 e morto nel 1505. La sua politica interna fu caratterizzata dall’ accentramento e dal totalitarismo mentre la politica estera fu caratterizzata da una larghezza d’ idee fino allora sconosciuta in Russia.

(3) Aleksandr Nikolaevič Radiščev, nota n. 2, p. 116.

(4) Ivi, pp. 116-117.

(5) Ivi, p. 117.

(6) Ibidem.

(7) Su questo mio blog nonsolocarnia.info, l’articolo intitolato “Pace e pacificazione: dell’ ambiguità dei termini,  dei concetti e dei contesti nella lettura di fatti storici”.

(8) Aleksandr Nikolaevič Radiščev, op. cit., p. 117.

(9) https://www.nonsolocarnia.info/sulla-guerra-e-contro-la-guerra-per-la-pace-ai-margini-di-un-convegno-al-centro-balducci.

(10) Aleksandr Nikolaevič Radiščev, op. cit., p. 117.

(11)  Ivi, nota 2 p.116.

______________________

L’immagine che accompagna l’articolo rappresneta i simboli della vecchia Novgorod ed è tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Novgorod. L. M.P.

 

 

 

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/Banner_of_the_Novgorod_Republic_c._1385.svg_.png?fit=125%2C103&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/Banner_of_the_Novgorod_Republic_c._1385.svg_.png?resize=125%2C103&ssl=1Laura Matelda PuppiniETICA, RELIGIONI, SOCIETÀRiprendo qui uno dei racconti di Radiščev Aleksandr Nikolaevič, russo e colto, sul cui pensiero, intriso di illuminismo, mi sono già soffermata nel mio: “Riflettendo su concetti dell’illuminismo leggendo Radiščev, e sulla loro discutibile attualità oggi in Italia”, pubblicato sul mio sito. Questo racconto si trova nel volume “”Viaggio da...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI